UNITA' DI APPRENDIMENTO: SCUOLA DELL'INFANZIA

CAMPI DI ESPERIENZA DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA di Umberto Tenuta
Debbono essere finalizzati al perseguimento degli obiettivi formativi indicati dagli Orientamenti educativi

La scuola dell’infanzia si colloca in una naturale linea di continuità con le esperienze che i bambini hanno già vissuto e vivono nella famiglia e nell'ambiente extrascolastico. Non rappresenta un cambiamento radicale, quasi la negazione di quanto i bambini hanno sperimentato e continuano a sperimentare, ci si augura, fuori della scuola.

Uno degli aspetti più rilevanti che assume la nuova prospettiva che si sta affacciando di unsistema formativo integratoè la continuità dei diversi contesti esperienziali attraverso i quali si promuove la formazione dei bambini.

I bambini si formano nella famiglia e nell'extrascuola, ove ci si augura possano già vivere esperienze assimilabili ai varicampi di esperienzaed alle diverse discipline che poi saranno oggetto di attenzione più specifica nella scuola primaria.  

I CAMPI DI ESPERIENZA DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Campo di esperienza il corpo e il movimento

I bambini si muovono e si formano sul piano corporeo e del movimento sin dalla nascita nei loro contesti di vita.

Campo di esperienza i discorsi e le parole

I bambini ascoltano, osservano e parlano con le mamme, i papà, i fratelli, gli amici, sin dalla nascita.

Campo di esperienza lo spazio, l'ordine e la misura

I bambini compiono significative esperienze spaziali, di ordine e di misura già nei loro ambienti di vita: raggruppano, ordinano, contano, misurano, localizzano, stabiliscono relazioni ecc. nei loro più o meno ricchi contesti di esperienza prescolastica.

Campo di esperienza le cose, il tempo e la natura

I bambini cominciano ad esplorare se stessi e il mondo che li circonda già sin dalla nascita, soprattutto se è favorita la loro curiosità.

Campo di esperienza messaggi, forme e media

Tutti i bambini dovrebbero avere la possibilità di effettuare, già nei loro contesti di vita, attività grafiche, pittoriche e plastiche, utilizzando appositi materiali: matite e gessetti colorati, argilla e plastica, tempere ecc.

Tutti i bambini dovrebbero avere nella famiglia già occasione per realizzare attività sonore, musicali, drammatiche ecc. utilizzando gli strumenti più vari.

Certamente l'approccio ai mass media avviene già in famiglia, anche se non sempre in forma corretta, attraverso la scelta dele trasmissioni televisive e soprattutto delle videocassette e ora dei CD-ROM più adeguati.

Campo di esperienza Il sé e l'altro

Rappresenta un altro capitolo dell'esperienza formativa familiare ed extra scolastica dei bambini, se i genitori favoriscono i loro contatti con i coetanei e le loro specifiche esperienze sociali, emotive, affettive, morali, religiose.

LE ESPERIENZE

Vogliamo pensare a contesti familiari e socioculturali che si configurino comecampi di esperienza dei bambini e che tali continuano a rimanere anche quando i bambini cominciano a frequentare lascuola dell'infanzia, la quale non dovrebbe assorbire tutto il tempo educativo dei bambini.

Non dovrebbe verificarsi che a tre anni l'educazione dei bambini venga delegata alla scuola dell'infanzia e che la casa diventi un dormitorio.

Così come si auspica che prima i bambini abbiano la possibilità di fare larghe, variate ed intense esperienze nei contesti di vita prescolastici, allo stesso modo si auspica che la scuola dell'infanzia non rappresenti un taglio netto, un cambiamento di prospettiva, un ambiente formativo completamente diverso da quello familiare.

Forse occorre modificare la stessa prospettiva bruneriana della scuola come ambiente artificiale(1) di formazione attraverso la costruzione di unsistema formativo integrato, che integrato risulti, non solo perché ciascuna istituzione formativa offra il suo apporto coordinato alla formazione integrale della personalità dei bambini, ma anche perché i modi di essere, di caratterizzarsi, di operare delle diverse istituzioni educative interagiscano, si correlino, si integrino nel segno della continuità, della coerenza, della unitarietà.

La scuola deve guadagnare qualcosa della informalità dell’educazione prescolastica, ma anche l’educazione prescolastica deve guadagnare qualcosa dellaintenzionalità e programmaticità (sistematicità)dell'esperienza scolastica.

Hanno da guadagnare la famiglia e la scuola da queste integrazioni, accorciando le loro distanze, le loro separatezze, le loro contraddizioni.

Integrato è il sistema formativo, non solo quando i vari interventi sono convergenti, ma anche quando sono coerenti, e sono coerenti gli interventi della famiglia con quelli della scuola, ma anche quelli della scuola con quelli della famiglia.

I salti possono essere pericolosi, quando non sono ben preparati, non tanto da ponti, quanto da scorrimenti su piani inclinati, in linea di continuità.

Seppure significativa, perché specifica, l'esperienza scolastica deve risultare coerente con le esperienze formative familiari ed extrascolastiche, e come tale porsi in una linea di naturale continuità, non solo sul piano dei contenuti, ma anche sul piano dell'impostazione metodologico-didattica.

Se le diversificazioni arricchiscono, le incoerenze e le contraddizioni rischiano di creare contrasti, di ostacolare e di bloccare i processi formativi.

È in tal senso che noi preferiamo l’espressione“scuola materna” , materna nel segno dell’impostazione metodologico-didattica materna. Ma questo è un discorso che andrebbe rivisto tutto perché non ha più significato l’espressione“scuola elementare” , così come l’espressione“scuola secondaria”rispetto allaprimaria, che sarebbe quella elementare, mentreprimaria è lascuola materna.

L’ORGANIZZAZIONE DEI CAMPI DI ESPERIENZA DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Premesso quanto sopra, precisiamo con forza che icampi di esperienza della scuola dell’infanzia dovrebbero caratterizzarsi effettivamente comecampi di esperienza, in linea di continuità con le esperienze extrascolastiche, ma già chiaramente orientati al perseguimento dei precisi obiettivi formativi indicati dagli Orientamenti del 1991 relativi alle singole discipline che in effetti si ritrovano in ognicampo di esperienza, atteso che non ha significato, come opportunamente è stato precisato nellaBozza dei nuovi curricoli del 2001, il discorso sul predisciplinare, perché disciplinare ( protodisciplinare) è l’apprendimento dei bambini sin dalla nascita.

Ogni campo di esperienza mira al perseguimento degli obiettivi formativi di specifiche discipline, seppure a livelli ancora aurorali, secondo un procedimento a spirale che inizia sin dalla nascita e si continua per tutta la vita.

Noi insistiamo con forza sull’esigenza di individuare gli obiettivi formativi terminali ( Obiettivi formativi a lungo termine) del processo educativo, quale risulta delineato nei programmi didattici dei vari ordini di scuola: occorre conoscere quali competenze in termini diatteggiamenti, capacità e conoscenze essenziali (2) gli alunni debbono avere conseguito al termine del processo formativo dell’obbligo.

Ma, fissati gli obiettivi formativi terminali, occorre predisporre nella scuola materna,campi di esperienza funzionali al perseguimento di tali obiettivi.

Ogni attività deve essere funzionale al perseguimento di precisi obiettivi formativi, così come si precisa nella Relazione Zoso(3). Tuttavia, quello che in questa sede ci importa evidenziare è il carattere che icampi di esperienza debbono assumere, secondo la precisa indicazione degli orientamenti del 1991 ( “L’organizzazione delle attività si fonda su una continua e responsabile flessibilità ed inventività operativa e didattica in relazione alla variabilità individuale dei ritmi, dei tempi e degli stili di apprendimento oltre che delle motivazioni e degli interessi dei bambini” ).

In particolare, l’organizzazione deicampi di esperienza comporta che la scuola dell’infanzia si configuri come “predisposizione di un accogliente e motivante ambiente di vita, di relazioni e di apprendimenti che, escludendo impostazioni precocemente disciplinaristiche e trasmissive, favorisca una pratica basata sulla articolazione di attività, sia strutturate che libere, differenziate, progressive e mediate”.

Nel rinviare agli appositi paragrafi degli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna suiLineamenti di metodo, in questa sede intendiamo porre particolarmente l’accento sulla necessità che l’organizzazione dei campi di esperienza si fondi sulla si fondi sulla disponibilità ampia di adeguate tecnologie educative. Occorre che la scuola dell'infanzia si configuri più come casa che come aula universitaria (tali sono le aule delle scuole secondarie, della scuola media e della stessa scuola elementare).

Purtroppo, nella scuola dell'infanzia i tavolinetti vengono spesso allineati come nella scuola elementare e come nella scuola media, e non invece raggruppati per costituire posti di lavoro, anche perché (ancora purtroppo!), la scuola dell'infanzia è rimasta povera di materiali didattici e anche in essa proliferano le schede e semmai i cartelloni, ma non abbondano i materiali concreti (Le cianfrusaglie agazziane ed i materiali strutturati della Montessori, del Dienes ecc.).

In effetti, non vengono previsti fondi adeguati e soprattutto ai docenti non viene assicurata la conoscenza delle possibilità di impiego delle diverse tecnologie educative (4), daicubetti multilink (5)aimosica (6), alla sabbia e all'acqua, all'argilla, alle foglie, ai frutti, alle pietre ecc.

Andrebbe fatto un discorso specifico per i materiali didattici relativi ai singoli campi di esperienza, nella prospettiva di una organizzazione educativa e didattica della scuola dell'infanzia che si ristruttura continuamente nella disposizione dei tavolinetti e nell’utilizzazione dei materiali didattici, largamente disponibili, non più assegnati alle sezioni, ma a tutta la scuola, che non solo utilizza tutti gli spazi interni (atri, laboratori ec) ma soprattutto si apre all'esterno, utilizzando le aiuole (cfr. igiardini d'infanzia froebeliani), i cortili, gli spazi, ma anche la realtà circostante, dal quartiere alla campagna.

Lo ripetiamo: gli interventi della scuola materna sono sempre mirati al perseguimento di precisi obiettivi formativi, perché i suoi interventi sono sempreintenzionali e programmatici, ma sono realizzati sempre in forma flessibile, personalizzata, esperienziale, ludica.

Potremmo concludere che nella scuola dell'infanzia, così come peraltro nelle scuole successive, i bambini fanno esperienze: fanno esperienze matematiche, esperienze scientifiche, esperienze geografiche, esperienze linguistiche, esperienze musicali, esperienze pittoriche ecc.

In tale prospettiva, gli itinerari didattici della scuola dell'infanzia sono itinerari che vedono i bambini impegnati tutti, personalmente, ciascuno secondo i suoi livelli di sviluppo e di apprendimento, ciascuno secondo i suoi ritmi ed i suoi stili apprenditivi, nella realizzazione di esperienze specifiche, mirate al perseguimento di precisi obiettivi formativi.

Particolarmente significative in tale prospettiva sono le indicazioni contenute nei lineamenti di metodo degli Orientamenti che 1991, in particolare nel paragrafo“L'esplorazione e la ricerca” .

NOTE

1)Come scrive il Bruner, “la scuola è l'ingresso nella vita della ragione. È, certamente, vita essa stessa, e non mera preparazione alla vita; tuttavia è uno speciale tipo di vita, accuratamente programmato al fine di sfruttare al massimo quegli anni ricchi di possibilità formative che caratterizzano lo sviluppo dell'homo sapiens e che distinguono la specie umana dalle altre” (BRUNER J. S., Dopo Dewey, Armando, Roma, 1964, p. 17).
2) In merito cfr.: CRESSON, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U.,Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U.,Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U.,Obiettivi: come districarsi?, nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.
3) RELAZIONE ZOSO degli ORIENTAMENTI PER LA SCUOLA MATERNA DEL 1991 (la scuola deve “divenire luogo educativamente pregnante, dove nulla è lasciato alla casualità ed all'improvvisazione, ma tutto è predisposto in modo flessibile con intelligenza educativa”).
4) BISSI R., I sussidi didattici, La Scuola, Brescia, 1976; DOMENIGHINI L., Sussidi didattici e scuola di base, La Scuola, Brescia, 1980; TENUTA U., L'attività educativa e didattica nella scuola elementare ¾ Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989.
5) TENUTA U., I numeri in colore, La Scuola, Brescia, 1994.
6) Apposito materiale per composizioni varie.