UNITA' DI APPRENDIMENTO: SCUOLA DELL'INFANZIA

OBIETTIVI FORMATIVI E SCUOLA DELL’INFANZIA di Umberto Tenuta
Occorre perseguire, seppure secondo metodologie appropriate, obiettivi formativi anche nella scuola dell’infanzia

La scuola dell’infanzia resta per molti, almeno nella denominazione, l’asilo infantile: asilo nel significato originario di luogo di accoglienza, di custodia, di assistenza. Tanto radicata è questa concezione che negli Orientamenti educativi del 1969 l’assistenza veniva riportata tra le finalità della scuola maternae che nella Bozza della Legge 30/2000 di riforma dei cicli, per un mero, ma significativo, lapsus (questa la spiegazione ufficiale!), veniva indicata come scuola della “socializzazione”.

In fondo, malgrado lo spessore culturale, non solo degli Orientamenti educativi del 1969, ma soprattutto degli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna, che ne fanno veramente il primo segmento del sistema scolastico, la scuola dell’infanzia continua a rimanere, nella concezione comune (vox populi vox Dei) e purtroppo spesso anche nelle realizzazioni concrete, come scuola della “socializzazione”, dell’intrattenimento, del gioco, se non ancora dell’assistenza e della custodia.

Vogliamo dire, forse con eccessivo pessimismo, che tarda amaturare, ad affermarsi, a realizzarsi l’idea della scuola dell’infanzia come vera scuola, come scuola fondamentale, come scuola primaria.

Ecco, nessuno ha raccolto la mia proposta di definire scuola primaria la scuola dell’infanzia, la prima e la fondamentale scuola, come pure, voce solitari, vox clamans in deserto, la vedeva già negli anni ’70 Roberto Mazzetti (1).

Eppure per questa scuola sono venuti prima la Relazione Zoso e poi gli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna.

Ma, anziché impegnarsi a realizzarne gli obiettivi, ci si è sperduti in Progetti vari, che poca considerazione hanno avuto e scarsi risultati hanno conseguito.

A nostro modesto modo di vedere, occorreva ed occorre porre l’attenzione sulle sue finalità, sulla dichiarazione che gli interventi della scuola dell’infanzia sono interventi intenzionali e programmatici, secondo le stesse affermazioni contenute negli Orientamenti educativi del 1991 e nei Programmi didattici del 1985. La scuola dell'infanzia è scuola intenzionale, perché mira al perseguimento di precisi obiettivi formativi, quelli indicati nei singoli campi di esperienzaattraversole specifiche attività che i campi di esperienze indicano in termini non predisciplinari ma protodisciplinari. Se le discipline sono modalità di guardare la realtà,queste modalità cominciano a formarsi sin dalla nascita, anzi prima. È ormai acclarato che i bambini nascono con le idee di quantità (matematica), ma nascono con capacità motorie, emotive e affettive, linguistiche ecc.La formazione della personalità non comincia a realizzarsi a sei anni, nella scuola elementare, ma sin dalla nascita ed a tre anni, quando i bambini entrano nella scuola dell'infanzia, si è largamente già realizzata.

Questaconsapevolezza occorre rendere chiara, esplicita, manifesta. Le conoscenze, le capacità e gli atteggiamenti che attengono alle diverse dimensioni della personalitàcominciano a formarsi sin dalla nascitae si sviluppano, si formano, crescono secondo un processo a spirale. Si pensi al linguaggio, inteso innanzitutto come capacità di espressione e di comunicazione, che i bambini utilizzano sin dai primi vagiti: col pianto reclamano i loro diritti al cibo, al riposo, alle cure materne!

E, poi, la conoscenza del mondo umano, naturale e artificiale, in cui secondo i Programmi didattici del 1985 consiste l'alfabetizzazione culturale, non comincia forse sin dalla nascita? Che altro è l'educazione sensoriale (educazione percettiva, come diremmo oggi) di cui parlava la Montessori se non l'esperienza e quindi la conoscenza del mondo?

Quindi, unaformazione a spirale, che si accresce giorno dopo giorno, sulla base della ricchezza più o meno consistente delle esperienze che il bambino ha la possibilità di realizzare nei i contesti di vita familiare, sociale, scolastici che è in condizionedi frequentare.

Occorre rivalutare, con urgenza, i primi tre anni di vita ma occorre rivalutare anche il secondo triennio di vita, facendo della scuola dell'infanzia la scuola primaria, la scuola più importante, fondamentale, decisiva nelle processo di formazione della personalità dei bambini.

Equesto comporta la piena consapevolezza degli di obiettivi formativi che occorre perseguire intenzionalmente e programmaticamente relativamente ai singoli campi di esperienza. Il pof della scuola dell'infanzia ha significato se indica con chiarezza, non solo i criteri educativi, ma anche e soprattutto gli obiettivi formativi, desumendoli fedelmente dal testo degliOrientamenti educativi del 1991 (vedi articolo 13 del Regolamento della autonomia), almeno a fino a quando il Ministro dell’istruzione non avrà precisato gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze delle singole discipline, a norma dell'articolo 8 del predetto Regolamento.

I campi di esperienza indicano con sufficiente chiarezza quali sono gli obiettivi formativi delle singole attività previste (protodiscipline) e che si collegano strettamente agli obiettivi formativi delle discipline di studio della scuola elementare e delle successive scuole secondarie.

Le indicazioni sulla continuità educativa di cui alla circolare ministeriale 339/1992 invitano al raccordo: questo raccordo è di difficile attuazione, stante la non coincidenza dei bacini di utenza, tranne che negli istituti comprensivi.

Tuttaviasi tratta di un raccordo che va fatto muovendo dall'alto, più che dalla scuola media e dalla scuola secondaria, dai Piani Brocca(2) individuando gli obiettivi a lungo termine che debbono essere comuni alle scuole di ogni ordine.

Stabiliti quali solo gli atteggiamenti , le capacitàe le conoscenze che gli alunni dovrebbero avere conseguito al termine delle processo formativo complessivo della a scuola per la formazione di base, occorre individuare e precisare quali solo gli obiettivi formativi (atteggiamenti, capacità e conoscenze) che la scuola dell'infanziadeve perseguire, nella consapevolezza che essi costituiscono la base di quanto gli alunni approfondiranno nelle scuole successive (elementare, media, superiore).

Tantoper esemplificare, l'obiettivo a lungo termine relativo alle frazioni comporta che nella scuola dell'infanzia i bambini eseguano esperienze concrete di ripartizione in parti eguali, senza alcuna preoccupazione nomenclatoria (un terzo, un quarto, un quinto…) e numerica. I bambini debbono apprendere a suddividerela torta intera in tre, in quattro, in cinque parti uguali. Così faranno in altre situazioni specifiche, quali potrebbero essere, ad esempio, i nastri da ripartire in parti uguali per costruire i fiocchi delle bambole oppurei fogli di carta da ripartire in 2, in 4, in 8 parti uguali per costruire fazzoletti delle bambole ecc., le bottiglie di aranciata, anche finte, quelle delle bambole, vengono ripartite in4, 5, 6, 8 bicchieri uguali per le bambole sedute nel loro salotto.

Traparentesi, vorremmo evidenziare le enormi possibilità educative che può offrire il gioco delle bambole, ove esso venga opportunamente inteso e utilizzato efficacemente nella scuola dell'infanzia e nella stessa scuola elementare.

Non ci sembra proprio necessario che, nel sottolineare l'importanza che assume l'individuazione, la precisazione e la definizione degli obiettivi formativi della scuola dell'infanzia relativamente atutti i campi di esperienza (quanto più fedelmente possibile al loro dettato e quindi alle singole discipline di studio che, si ripete, esistono nella scuola dell'infanzia, così come esistono nella scuola elementare e nella scuola secondaria!), si deve invece avere piena la consapevolezza della diversità delle strategie educative e didattiche attraverso le quali essi vanno perseguiti nella scuola dell’infanzia.

Le conoscenze, le capacità e gli atteggiamenti delle previste discipline della scuola dell'infanzia, seppure pienamente coerenti e raccordati con quelli della scuola elementare e della scuola media, dei quali debbono costituire il primo stadio di conseguimento, debbono però essere perseguiti attraverso una impostazione metodologico-didattica che sia coerente con i livelli di sviluppo e di apprendimento dei bambini di 3, di 4 e di 5 anni di età.

C'è l'esigenza di un adeguamento degli obiettiviformativi ai livelli di sviluppo dei bambini della scuola dell'infanzia, ma vi è soprattutto l'esigenza di un adeguamento dell'impostazione metodologico-didattica alle caratteristiche personali dei singoli bambini, tenendo presente in particolare che nella scuola dell'infanzia l'attività educativa e didattica deve realizzarsi in forma ludica, oltre che problematica e cooperativa. Comesi affermava nella relazione Zoso, le attività della scuola dell’infanzia, seppure opportunamente organizzate, debbono esserespecificamente mirate al perseguimento dei precisi obiettivi formativi previsti dai campi di esperienza.

Come afferma Bruner(3), tutto può essere insegnato a tutti, ma in una forma onesta, cioè adeguata alle caratteristiche personali dei bambini. Nel sottolineare l'esigenza che la scuola dell'infanzia, anche secondo le indicazioni della relazione Zoso, persegua i precisi obiettivi formativi che attengono alle discipline connesse ai vari campi di esperienza, si ritiene opportuno ribadire altresì l'esigenza che la scuola dell'infanzia non si snaturi ma conservi pienamente l'impostazione metodologico-didattica efficacemente delineata negli Orientamenti del 1991, impostazione che va costantemente tenuta presente e rigorosamente rispettata. La scuola dell'infanzia è scuola intenzionale e programmatica ma sempre nel pieno rispetto dei livelli di sviluppo e di apprendimento e soprattutto dei ritmi edegli stili di apprendimento dei bambini che la frequentano.

NOTE

1) MAZZETTI R.,Scuola materna e società degli adulti. I nuovi "orientamenti", 1991.
2)Piani di studio della scuola superiore e programmi dei primi due anni –Le proposte della Commissione Brocca, STUDI E DOCUMENTO DEGLI ANNALI DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, N. 56, Le Monnier, Firenze, 1991; Piani di studio della scuola superiore e programmi dei trienni –Le proposte della Commissione Brocca, STUDI E DOCUMENTO DEGLI ANNALI DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, N. 59-60, 61, Le Monnier, Firenze, 1992.Sono reperibili al seguente indirizzo: http://www.japhost.com/annaliistruzione/index.html
3) “si può insegnare in forma onesta qualsiasi argomento a chiunque, in qualsivoglia età” (BRUNER J. S., Dopo Dewey, Armando, Roma, 1970, p. 27).